“Prometto di esserti fedele sempre…

…nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita”.

C’è chi lo ha pronunciato da protagonista, chi lo ha sentito pronunciare, chi sogna di viverlo in prima persona. E chi pensa di non vincolarsi affatto con alcun tipo di promessa.

Non esiste giuramento più bello, solenne e impegnativo di questo. L’amore sublimato in una formula dalla semplicità disarmante, ma dalla impareggiabile essenza, che guarda lontano e vince ogni difficoltà. Che, anzi, proprio dalle difficoltà trae la spinta ulteriore per renderlo più solido e inattaccabile. In una sola parola, eterno.

Come quello di A e di L, che si sono uniti in matrimonio pur consapevoli che il conto alla rovescia per restare a lungo insieme su questa terra da marito e moglie sarebbe ben presto finito. Lei, infatti, malata terminale, è deceduta dopo cinque giorni da quel sì fortemente voluto e che lui non ha esitato un solo istante a replicare.

In un viaggio che, per ricorrere ad una metafora, era già finito prima di caricare in auto le valigie, c’è un invito, anzi, un inno alla speranza che non può essere trascurato. La speranza di chi può vivere, sempre, un futuro infinito. Perché esiste un tempo che scorre semplicemente attraverso il tic toc delle lancette, il kronos, e il tempo che si ferma in una dimensione altra, il kairos, quello opportuno, addirittura speciale.

All’insegna di un criterio di mero opportunismo A avrebbe potuto attendere gli eventi, far trascorrere quel tempo “cronologico” per alleviare le ferite del proprio cuore e riaprirsi al mondo. Ma il suo mondo era, è e sarà sempre L, nonostante la sua dipartita.

Ma cosa può rappresentare la morte di fronte ad un amore che, pur apparentemente sacrificato sull’altare di un male incurabile, proprio per questo non conosce macchia di imperfezione?

Quante coppie si sgretolano in presenza del minimo stormir di fronde, elevando a criticità insormontabili e divisive normali alti e bassi di una relazione che, se costruita sulla roccia, consente di non temer alcun contraccolpo e di ritornare più forti e uniti di prima?

La storia di A e L ci fa rivivere quel giuramento nell’accezione di pienezza più nobile e autentica. Ci fa assaporare nuovamente quelle parole non solo come l’inevitabile passaggio di una liturgia, ma come la scoperta mai sopita di una dignità superiore proveniente da Dio, che ha affidato all’unione sponsale la manifestazione tangibile e per antonomasia del Suo amore per noi.

Gioia, dolore, salute e malattia. Non solo parole di un giorno, quindi, ma nella fedeltà di una vita insieme. Che sconfigge persino la morte.

“Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come la morte è l’amore,
tenace come gli inferi è la passione:
le sue vampe son vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!
Le grandi acque non possono spegnere l’amore
né i fiumi travolgerlo”
(Cantico dei Cantici).