E se la modernità fosse guardare al domani con gli occhi della tradizione?
Sembra quasi un avvertimento anacronistico, perché, ahime, i nostri bambini si divertono spesso a giocare non nella rete di un campo di calcio, ma in quella globale del web, in cui sovente si annidano loschi figuri camuffati da coetanei.
E invece in questa frazione di un comune del Reatino si può davvero affermare, quasi paradossalmente, che il futuro faccia un tuffo nel passato.
Quel cartello affisso con genuino orgoglio a ridosso delle prime case sta a significare che qui, in questa terra ancora ferita dalle conseguenze del terremoto, i valori restano quelli autentici di una volta, a partire da quelli trasmessi ai bambini.
Allora davvero ti sembra di respirare il sapore, ma anche il fortificante dolore, delle ginocchia e dei gomiti sbucciati, dei giochi poveri nei mezzi utilizzati, ma ricchi di contenuti educativi, e di qualche rigenerante scappellotto a corredo, con la strada suprema maestra di vita.
Nessuno deve comunque pensare che i bambini che ritornano qui con i loro genitori a trascorrere parte delle vacanze estive non siano dotati a loro volta di smartphone o degli ultimi ritrovati tecnologici per stare, come si suol dire, sui social.
Però si percepisce chiaramente quel desiderio di sano distacco dalle cose effimere, che solo un ritorno consapevole e concreto alle tradizioni di una volta può far rendere e percepire come tali.
Tradizione di una volta significa anche apprezzare l’abitudine di chi in questi posti ha trascorso comunque una vita sana e longeva, continuando persino a lasciare ancora le chiavi nella porta d’ingresso delle abitazioni.
Bambini di una volta, bambini di oggi. Esserlo ora è di sicuro molto più complicato, anche perché non è raro constatare questa corsa – promossa dai genitori in primis, ahimè – a voler far loro precorrere i tempi e quindi a comprimere, anche in termini di responsabilità e conquiste maturate, il naturale corso delle varie fasi della vita.
Almeno in vacanza, però, possiamo provare tutti a tenere spento in un cassetto, anche solo per qualche ora, il cellulare per “rallentare” e stare “per la strada”: un’occasione per camminare, scambiare un sorriso e quattro parole reali con qualcuno, guardarsi attorno, godere delle bellezze del nostro Paese.
Sì, il nostro Paese, del quale spesso (a ragione) ci lamentiamo, ma di cui dovremmo ricominciare ad apprezzare e promuovere, con autentico orgoglio, le tante qualità e risorse.
“La tradizione non consiste nel mantenere le ceneri, ma nel mantenere viva una fiamma” (Jean Lèon Jaurès).






