Il prima e il poi
Qual è il campanello d’allarme in una situazione per la quale dobbiamo ad ogni costo prendere una decisione? Più che non prenderla affatto, è il rimandarla continuamente a domani in un oggi che c’è sempre.
Le sicurezze, magari costruite in anni e anni di sacrifici, rappresentano un’ancora di salvezza cui tutti tendono ad aggrapparsi.
Ma se all’improvviso quelle certezze dovessero venir meno, la reazione primaria è cedere allo sconforto? Oppure pensare che quelle certezze, al tirar delle somme, poggiavano su un terreno friabile, che alla prima pioggia sarebbe comunque venuto inevitabilmente meno?
A fare i profeti del giorno dopo sono tutti bravi, si potrebbe obiettare. La vita, tuttavia, per quanto sempre più difficile da vivere, ha il grosso pregio di non prendere mai a tradimento, ma di lanciare in tempi congrui i segnali più opportuni per comprendere le situazioni e motivarne i relativi accadimenti.
Tutto sta a saperle “leggere”. A praticare, cioè, quel discernimento che, se illuminato, può condurre a liberarsi di tante zavorre, ad alleggerire il bagaglio e a rendersi protagonisti di un cambiamento per se stessi e per gli altri.
E se questa liberazione, questo alleggerimento si concretizzassero nel fare le cose che piacciono di meno? Quelle, cioè, che sono proprio distanti dalla maschera indossata per impedire di rivelare al prossimo il vero essere. Dalla ipocrita necessità di omologarsi ad un orientamento comune, pena la messa in discussione della propria dignità da parte degli altri. Dal riconoscimento delle proprie sconfitte e dall’ammissione delle proprie difficoltà.
Riappropriarsi di se stessi, rivedere sotto una nuova luce le esperienze, anche negative, maturate negli anni, impadronirsi nuovamente di quella saggezza che induce a percepire nel loro autentico significato i messaggi che pulsano nel cuore o che da esso partono, senza temere alcun giudizio, a volte temerario, è la chiave di tutto.
Un convincimento resta però scolpito nella pietra: la vita sarà pure faticosa, piena di insidie, densa di contraddizioni, ricca di colpi di scena, carica di delusioni.
Ma continua ad essere l’avventura più straordinaria che c’è.
“Dove si crea un’opera, dove si continua un sogno, si pianta un albero, si partorisce un bimbo, là opera la vita e si è aperta una breccia nell’oscurità del tempo” (Hermann Hesse).






