Riflessioni estive per addetti ai lavori

È un ago della bilancia che oscilla tra ambiti di flessibilità e semplificazione (ancora in misura ridotta, in verità) e contesti in cui sopravvivono, quasi come un’eredità proveniente da un passato difficile da mettersi definitivamente alle spalle, elementi di farraginosità ancora da superare.

Che quello del lavoro sia un mondo denso di contraddizioni lo possono attestare sia chi in questo mondo svolge un ruolo di protagonista a diverso titolo, incarico e funzione, indifferentemente nel pubblico e nel privato, sia chi si affaccia come semplice utente.

Prima del classico “rompete le righe” estivo, in funzione del quale ogni attività subisce un fisiologico rallentamento – anche se non tutti i computer e gli smartphone faranno altrettanto, con buona pace dell’ormai famoso diritto alla disconnessione – una riflessione di carattere generale potrebbe essere d’aiuto al rientro.

Ma rientro dove? Fino a pochi anni fa, aggiungere in ufficio sembrava abbastanza superfluo, perché scontato. Ora, invece, il rientro potrebbe avvenire in un luogo anche indefinito e indefinibile. Perchè con la progressiva smaterializzazione del posto di lavoro il dove condurre l’attività sta progressivamente cedendo il passo al come renderla effettivamente.

Potenza dello smart working e del lavoro da remoto nella sua più complessiva accezione. Prima solo un di cui del modo con il quale prestare l’attività. Ora in via prevalente, se non addirittura esclusiva. E per fortuna, in questo caso, anche le comunicazioni obbligatorie in materia per le imprese si prospetteranno più lineari, ridotte all’essenziale. In altre parole agili, mutuando dalla legge specifica, ed elevando a sistema la procedura già ampiamente sperimentata con successo nel periodo emergenziale.  

Non v’è dubbio che fattore abilitante di questa autentica rivoluzione siano (state) la tecnologia delle reti di telecomunicazioni e la sua capacità diffusiva sempre più capillare.

Grazie a questo binomio, accompagnato da un profondo “restyling” anche culturale, soprattutto del middle management nel relazionarsi con i propri collaboratori, e viceversa, le imprese hanno potuto convertire le proprie organizzazioni verso modelli più flessibili in relazione al contesto operativo contingente.

Passi da gigante di un mondo, quale quello del lavoro, che prima della pandemia non si stava contraddistinguendo per eccessivi “sussulti” di modernità. Ora, invece, in molte aziende la riduzione dell’orario (ma esisterà sempre un orario di lavoro?), anche a parità di retribuzione, è divenuta una realtà, mentre in altre è stato implementato un set-up organizzativo che prevede addirittura ferie e permessi illimitati. Per molti il futuro, per tanti altri una sfida almeno da affrontare.

Poi ci sono le note dolenti. Come, ad esempio, il vero male cronico del nostro paese: una burocrazia asfissiante e deleteria, che qualche mese fa ha costretto la Catalent, presente ad Anagni, in provincia di Frosinone, a decidere di spostare altrove investimenti, messa in campo di progetti innovativi e, particolare tutt’altro che irrilevante, posti di lavoro.

Se una (anche eventualmente negata) autorizzazione correlata ad una pur complessa valutazione di carattere ambientale non giunge in tempi congrui, alla fine resta pur sempre un famigerato pezzo di carta ad aver vanificato una opportunità di crescita in un settore decisamente innovativo, quale quello dei bioreattori per farmaci biologici, settore mai come prima d’ora di primaria importanza per ragioni facilmente intuibili.

E da ultimo, a proposito di appesantimenti di cui le imprese avrebbero fatto davvero volentieri a meno, come non richiamare l’attenzione sulla imminente pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e, per gli effetti, alla conseguente applicazione della Direttiva Ue 1152 del 2019 relativa a “Condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili nell’Unione europea”, fonte di aggravio del carico di burocrazia, di potenziali contenziosi e onerose sanzioni?

AAA maggiore raccordo cercasi tra il mondo che produce e crea sviluppo e chi è preposto a dettare le cosiddette regole di ingaggio, in diverse circostanze tutt’altro che ispirate a ragionevoli criteri di semplificazione.

Ecco i compiti per le vacanze – spesso incubo per i nostri figli in età scolare – per tutti gli operatori del settore: sfruttare questo periodo estivo per fare tesoro delle esperienze del passato e aprirsi a un avvenire di sfide. Quella ritenuta più insormontabile dovrà essere da stimolo per esplorarla, viverla e vincerla.

Sarà pure complesso, ma il mondo del lavoro resta sempre avvincente.

Con un nuovo governo alle porte…