Fallire e andare oltre. A volte è un tutt’uno
Che fosse una lotta impari, in cui il rischio di soccombere era praticamente scontato, Luca lo aveva percepito sin dal primo momento. Ma non voleva arrendersi, se non dopo aver combattuto con tutte le sue forze, soprattutto quelle mentali.
La lotta tra i ricordi e un futuro inaspettatamente tutto da riscrivere. La lotta tra un passato, rivelatosi un fallimento per colpe non sue, e un domani, in cui l’unica certezza sarebbe stata l’incertezza. La lotta tra l’affermazione di una dignità calpestata e il voler fuggire lontano da tutto e da tutti.
Ma di fronte a sé, durante quella cupa sera d’estate, in cui i tuoni facevano da colonna sonora al suo cuore che pulsava a cadenze imperfette, aveva soltanto quell’armadio. E un atroce dubbio: distruggendone tutto il contenuto, fino a renderlo addirittura invisibile, avrebbe distrutto anche tutto quanto ad esso si accompagnava?
E se invece il mantenere tutto intatto come prima, come se nulla di sconvolgente fosse accaduto nella sua vita dopo trent’anni (e purtroppo di sconvolgente c’era ogni singolo respiro in questo lunghissimo tempo trascorso insieme), avrebbe avuto il sapore di una sfida, innanzitutto con se stesso, per evitare di incappare nel medesimo drammatico errore?
Innamorarsi del Dottor Jekill di una donna e poi, invece, comprendere, in presenza di fatti inequivocabilmente concludenti, che quella persona aveva ben mascherato, sin dal primo sovrapporsi delle loro vite, di essere addirittura la quintessenza di Mister Hyde?
Luca aveva cominciato ad aprire l’unica anta cigolante di quell’armadio. Meglio un movimento rapido per svelare senza indugio ogni cosa? Oppure un movimento più meditato, in modo tale che, all’emergere potente dei primi ricordi, avrebbe richiuso subito?
Prima di prendere una decisione, la decisione, che forse avrebbe condizionato il suo titubante avvenire, aveva preferito sedersi sul letto. E meditare chino con il volto tra le mani. Stare in piedi non lo avrebbe agevolato. In quelle fasi necessitava di una sicurezza, di una stabilità, che pensava di aver trovato in quella donna, poi rivelatasi di una perfidia unica, simbolo di un crudele doppiogiochismo dei sentimenti.
Dopo 5 minuti era pronto. Un armadio, per quanto pullulante di ricordi indelebili, ognuno dei quali simboleggiava una tappa importante della propria vita, non avrebbe potuto tarpare le ali al suo domani. Alla fine era pur sempre solo una cosa, per quanto enorme nelle sue dimensioni. Quindi restava un’unica valida alternativa: rimboccarsi le maniche e dire grazie (proprio così, grazie!), al suo passato.
Allora ciak, si ricomincia! Il colore buio pesto delle tante tessere della sua esistenza cominciava addirittura a brillare. Perché Luca aveva finalmente compreso che la vita, pur di fronte al suo peggiore fallimento e al suo periodo anagraficamente migliore lasciato alle spalle, gli avrebbe riservato ancora la bellezza di una rinascita.
Finalmente lontano da chi lo aveva ferito mortalmente, finalmente lontano da quel mondo in cui era stato costretto ad adeguarsi per un amore ipocritamente e falsamente corrisposto, finalmente lontano da quella vita che si trascinava ciondolante senza alcuna prospettiva e speranza.
Il passato non più come un macigno insopportabile e insormontabile, ma come una palestra di vita.
Il senso di un riscatto che si rende concreto.
“Non pensare mai alle conseguenze del fallimento, penserai sempre a risultati negativi. Pensa solo concetti positivi e la tua mente graviterà attorno a questi pensieri” (Michael Jordan).
