Le persone di valore. Il valore delle idee

Contano di più, nei confronti degli interlocutori, l’autorevolezza e il rango di una persona, indipendentemente dalle idee che propugna, o la bontà di quest’ultime, senza farsi condizionare nella valutazione da colui che le diffonde?

 “Se lo dice lei o lui, allora…”. Quante volte abbiamo ascoltato, e ascolteremo, questa affermazione, che sa tanto di chi vuole scrollarsi di dosso anche la responsabilità di valutare gli effetti di una decisione, da prendere innanzitutto con e verso se stessi.

Il mondo che va avanti da solo, senza alcuna possibilità di poterne cambiare il corso. È l’alibi di chi si arrende di fronte a qualcosa che ritiene più grande persino della propria dignità. Quindi tanto vale allinearsi all’orientamento prevalente, che in questo caso non si sbaglia mai.

Persone e idee. Idee e persone. Binomi che spesso non viaggiano a braccetto con il nostro sentire, costringendoci in più di una occasione, pur non volendolo apertamente ammettere, a salire sui pronunciati dislivelli delle montagne russe del nostro pensiero. Con risultati finali sempre più (auto)sorprendenti a seconda del livello di pregiudizio maturato al momento della partenza.

Se provassimo a leggere un libro senza conoscerne preventivamente l’autore, oppure ascoltassimo completamente bendati un discorso, un programma, una manifestazione di intenti, pronunciati da una voce terza, magari metallica, scevra da alcuna inflessione o elementi di riconoscimento, ne vedremmo delle belle.

Resteremmo, cioè, addirittura esterrefatti nel constatare che quell’idea proviene da una persona dalla quale pensavamo di essere distanti anni luce e di non poter condividere neanche una minima cosa, fosse anche la più insignificante. O come quella persona, che addirittura idolatravamo, si è invece rivelata l’esatto opposto di ciò che siamo.

Come può allora rompersi questo cordone ombelicale, che non di rado (anzi…) costruiamo virtualmente basandoci anche su potenziali fattori di successiva convenienza o, peggio ancora, sul timore del giudizio, spesso temerario, da parte degli altri?

È un lavoro profondo da condurre in primis con noi stessi, nel quale incidono, tra gli altri aspetti e senza ombra di dubbio, l’educazione ricevuta, la formazione scolastica e accademica, la cultura maturata, gli ambienti frequentati e le amicizie costruite.

Di fondo, a prescindere dagli strumenti ai quali si intenda ricorrere, deve esserci sempre il coraggio di formare le proprie idee e poi battersi per esse, fossero anche le più impopolari, senza oscillazioni o compromessi di sorta. Non si tratta di perseguire una coerenza fedele nei secoli, ma di essere consapevoli che il cambiamento è sempre possibile, purché rispondente a valori sani.

Perché l’unica schiavitù dalla quale dovremmo sempre tutti dipendere e alla quale rispondere è solo quella della propria coscienza.

“Se un uomo non è disponibile a correre qualche rischio per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla o è lui che non vale nulla” (Ezra Pound).