Siamo qualcuno se resta qualcosa

C’è qualcosa di intangibile che quasi vorremmo toccare per portarlo sempre con noi.

Qualcosa che dà sicurezza e che quando è piacevole fa proiettare l’esistenza trascorsa in un’altra dimensione. Se non è piacevole può comunque rappresentare una fonte di insegnamento per cercare di non ripercorrere quel cammino calpestando le stesse orme. Soprattutto quando l’artefice di quella parentesi negativa sei tu.

Balena nella mente al momento di un distacco. Lungo o corto che sia non importa, perché sai che poi quella lacuna potrai colmarla.

Se si tratta invece di un addio, vorresti correre indietro e respirare di nuovo quei momenti. O dimenticarli del tutto, se hanno lasciato un solco profondo che non può essere riempito neanche con la più potente opera di rimozione. Perché ciò che rimane dentro resta lì. Dentro, appunto.  

Parlarne può essere addirittura terapeutico, in ogni senso, non solo per chi lo esterna, ma anche per chi lo ascolta. Un bagaglio di esperienza, di emozioni, di vita vissuta che si trasmette, perchè nulla va sottovalutato o lasciato andare invano. Fino a guardare lontano, che in quel caso non ha il sapore di un domani da scoprire, ma di un passato da scrutare, da discernere, spesso da rivalutare.

Ognuno ne ha. La differenza che ci rende unici e diversi l’uno dall’altro è la modalità di reazione.

C’è chi piange dalla gioia – che grande contraddizione è la vita – chi dal dolore perchè non riesce a scrollarselo di dosso. Chi tenta persino di perpetuarlo nei propri comportamenti, trasformandolo in un oggi sempre presente, perché gli infonde fiducia e speranza.

Non averne, o tentare volutamente di farne a meno, significa non vivere. Non essere vissuto. Morire addirittura prima che il cuore si renda autore dell’ultimo battito. Semplicemente impossibile.

Allora non trascuriamone alcuno, brutto o bello che sia. Facciamolo sempre nostro, come un’appendice unita a filo doppio con ciò che siamo. Perchè se siamo, e ciò che siamo, la storia, la nostra storia, lo dobbiamo solo ad esso.  

Potenza del ricordo.

“Ognuno deve lasciarsi qualcosa dietro quando muore, diceva sempre mio nonno: un bimbo o un libro o un quadro o una casa o un muro eretto con le proprie mani o un paio di scarpe cucite da noi. O un giardino piantato con il nostro sudore. Qualche cosa insomma che la nostra mano abbia toccato in modo che la nostra anima abbia dove andare quando moriamo, e quando la gente guarderà l’albero o il fiore che abbiamo piantato, noi si sia là” (Ray Bradbury).