Ricominciamo a vivere un tempo di qualità. Auguri per un sereno e prospero anno nuovo
Proviamo a immaginare di svincolare il tempo dalla convenzione del suo incedere. Ore, minuti, secondi; giorni, mesi, anni, tutti allineati come fossero una infinita linea retta e senza alcun punto di riferimento.
Gli orologi come un inutile orpello al polso, con il solo alternarsi della luce del giorno e del buio della notte a scandire il ritmo della nostra presenza terrena.
Nostalgia del passato? Tentativo di rifugiarsi in una visione romantica dell’attualità, che mal si concilia, però, con il pragmatismo quotidiano nel quale siamo costretti ad immergerci, quasi a voler cercare un appiglio per evadere dalla consapevolezza di non essere sempre noi gli artefici del nostro destino?
Se, quindi, non esistesse uno ieri, un oggi e un domani, il kronos degli antichi, come potremmo attribuire alla nostra vita una continuità nella coerenza o una coerenza nella continuità?
La prima soluzione plausibile è pensare di trovarci non dinanzi a confini, ma a orizzonti, che per definizione si commisurano al nostro stesso movimento e corrono alla stessa velocità del nostro operare, del nostro pensiero, del nostro cuore.
Già, la velocità. Una variabile, sulla quale l’uomo può incidere. Ma il paradosso è che più acceleriamo, allo scopo di racchiudere nel serbatoio del nostro tempo quanti più momenti e circostanze, e più rischiamo purtroppo di mettere in fila soltanto episodi, ma non la qualità, la vera essenza e il sapore autentico delle cose.
E allora, piuttosto che rinviare e affidare al domani – che, incrociando le dita e toccando quanto più amuleti possibile, potrebbe anche non arrivare o essere diametralmente opposto (anche migliore, perché no?) da quello che abbiamo sempre sognato – ciò che invece potremmo fare subito, agiamo senza indugio!
Fosse anche chiedere perdono ad un amico al quale non abbiamo teso la mano, facciamolo! Fosse anche dire grazie a chi ti avrà semplicemente sorriso, facciamolo! Fosse anche considerare (finalmente!) il prossimo come la parte migliore di te stesso, ma facciamolo!
Non si tratta di una rivisitazione in chiave moderna del “carpe diem” di oraziana memoria, ma di una modalità per esorcizzare, sotto certi aspetti, un avvenire che, per quanto incerto o avvincente, non abbiamo la capacità di prevedere e controllare.
La rinascita di questo mondo passa innanzitutto dalla conversione del proprio io, prima di pretenderla dagli altri, dalla bellezza intrinseca nelle piccole cose, all’apparenza le più insignificanti e trascurate, ma che fanno riscoprire la dimensione umana e relazionale della persona in quanto tale.
Che il nuovo tempo – non parlo di anni che passano – sia dunque un tempo di pregio, con l’uomo che anche attraverso le proprie sofferenze e le proprie fragilità si sforzi di discernere con coscienza e sapienza limiti e sconfinate potenzialità di cui dispone. Una su tutte: la peculiarità di essere dono per gli altri.
Una responsabilità e una sfida che tutti noi abbiamo il dovere morale di raccogliere.
“Sii sempre in guerra con i tuoi vizi, in pace con i tuoi vicini, e lascia che ogni nuovo anno ti trovi un uomo migliore” (Benjamin Franklin).






