C’è cronaca e cronaca. Per fortuna.
Ci sono avvenimenti che passano, forse, su qualche giornale locale e che invece dovrebbero essere in prima pagina, notizie di apertura dei telegiornali.
Perché allargano il cuore, migliorano l’umore e ci fanno alzare la testa con un sano scatto d’orgoglio.
In questi giorni all’attenzione dei notiziari campeggiano gli episodi di violenza nelle carceri, che fanno pendant coi ripetuti fatti di cronaca made in Usa, di stampo razzista.
Fatti gravi, giustamente stigmatizzati, ma dal mondo delle forze dell’ordine provengono ben altri segnali, rimasti in sordina chissà perché.
Chi ha sentito parlare dell’ispettore della questura di Foggia, che ha accompagnato orgoglioso all’altare la ragazza che 23 anni fa ha salvato dalla strada?
All’epoca lei era appena tredicenne, giunta in Italia senza genitori, finita presto preda del più bieco sfruttamento. Lui fu capace rompere il muro di diffidenza e difesa che lei aveva inevitabilmente eretto.
Riusci a convincerla ad avere fiducia nella possibilità di uscirne e la mise in contatto con un ente specializzato che fu in grado di inserirla nella società e la accolse nella sua famiglia.
Per lei fu l’inizio di un nuovo futuro: cominciò a studiare e tuttora lavora come mediatrice culturale nell’associazione in cui ha incontrato l’uomo della sua vita.
Nel giorno più bello ha scelto di avere al suo fianco il “papà italiano” (visto che quello naturale è in Nigeria). Così il poliziotto, felice e commosso, ha offerto il braccio alla radiosa sposa al momento del sì, pochi giorni orsono.
Quanti, invece, hanno ascoltato la notizia del carabiniere che ha ricevuto non molto tempo fa il premio tra i migliori comandanti di stazione del 2020 per aver accolto in casa i bimbi marocchini di 7 e 10 anni, la cui mamma era stata ricoverata in ospedale in piena emergenza Covid?
I bimbi sarebbero rimasti soli e lui non ci ha pensato due volte a portarseli a casa e inserirli nella famiglia per il tempo di ricovero della madre.
I bimbi hanno mangiato, studiato, giocato con i suoi figli, dando vita ad un’amicizia che dura tuttora.
Ricordiamoci di questi episodi di sano senso del dovere, di profonda integrazione, di amore per il genere umano.
Le nostre forze dell’ordine non sono costituite solo da fanatici violenti o imbranati e maldestri antieroi (come i protagonisti di alcune fiction televisive).
Sono molti e molti di più quelli che ogni giorno svolgono il proprio lavoro con scrupolo, dedizione e passione: eroi silenziosi che fanno il sano tessuto del nostro paese.
