Un brivido di follia che diventa inclusivo e salutare
V è un freestyler di motocross, un ragazzo che segue una pericolosa passione, che lo alimenta di vertiginose scariche di adrenalina e in questo brivido pensa vi sia il senso completo della vita. E’ giovane e ha tutto: vive di ciò che gli piace, riscuote successo ovunque vada e il suo conto in banca lievita sempre di più. Cos’altro desiderare dalla vita?
A 28 anni però arriva una scossa: a Mosca, dopo aver vinto una bella somma di denaro in una splendida gara, monta in taxi per andare a festeggiare. L’apice della felicità.
Improvvisamente sente un odore di urina. Infastidito, fa per rivolgersi al tassista per chiedere ragione e a quel punto si accorge che non ha le gambe.
E’ come un punto bianco, un momento in cui le lancette dell’orologio si fermano, un attimo di consapevolezza che segna un prima e un dopo: “Io ho tutto e quest’uomo non ha neppure le gambe e nonostante ciò lavora senza neanche la possibilità di andare in bagno”.
Comincia a rimuginare e lo avvolge una febbrile inquietudine: deve fare qualcosa. Non gli basta regalare la sua vincita al taxi driver moscovita, non gli basta alleggerirsi il portafogli per rimettere tutto a pari. Sente di dover trasmettere le sue emozioni e quelle forti sensazioni che ogni giorno prova sulla sua pelle: capisce che deve condividere quell’ebbrezza di vivere che tanto sapore dona alla sua esistenza.
Da lì l’intuizione: rientrato in Italia contatta una casa di cura per disabili e invita gli ospiti ad assistere alle sue esercitazioni. Uno spettacolo mozzafiato: vederlo volare con la sua moto, danzare nell’aria al suono del motore, volteggiare e fare capriole sospeso nel nulla entusiasma e affascina gli speciali spettatori che con curiosità si avvicinano e iniziano a porgli domande. “Posso toccare la tua moto? Posso salire?” E sia. Lo prende in sella e inizia un giro.
Così nasce la mototerapia. La sua dueruote inizia a circolare tra case di cura e corsie di ospedali, vola persino sopra i letti dei pazienti! Dona svago ed emozioni, scaccia i cattivi pensieri e… fa migliorare lo stato di salute.
Non si tratta di semplici esibizioni spettacolari, ma del coinvolgimento di pazienti, familiari e personale sanitario in un’esperienza di liberazione da stress e dolore.
Lo ha testimoniato uno studio dell’ospedale Regina Margherita di Torino: la mototerapia è divenuta una forma di medicina complementare come la clownterapia.
Chi l’avrebbe mai detto che da uno scavezzacollo ribelle e forastico potesse venire qualcosa di così buono?
“Ho capito che l’amore per gli altri rende felici” (Vanni Oddera)
