Meglio essere uno specialista o un generalista?

È uno di quei dubbi quasi amletici nel mondo del lavoro, per il quale non esiste una risposta che faccia propendere per l’una o per l’altra caratteristica in maniera decisa, ma che anzi apre il campo alle più svariate riflessioni: meglio essere uno specialista o un generalista?

In questo caso la risposta più immediata, ma sotto certi aspetti anche la più agevole, è quella di non “tifare” né per l’una né per l’altra figura e di trincerarsi dietro il proverbiale “dipende”.

Sono diverse, infatti, le variabili in funzione delle quali l’uno e l’altro possono rappresentare per le aziende autentici punti di forza all’interno delle rispettive organizzazioni a seconda dei contesti e degli obiettivi da perseguire.

In senso lato lo specialista viene individuato come una persona avente un profilo di competenza settoriale decisamente elevato, che può allo stesso tempo agire sia da “battitore libero”, con un mandato ben preciso e circoscritto nel tempo, che da elemento di “sintesi” di matrice tecnico-operativa e all’interno di un gruppo di lavoro avente competenze trasversali.

Di tutt’altra pasta è invece il generalista, che può probabilmente vantare un plafond di conoscenze più ampio, oltre a mirate capacita relazionali, tale da consentirgli di avere una visione di insieme prospettica più profonda, ma senza spiccare in alcuna (perché non rientra tra le sue prerogative) di esse, come lo specialista.

Quale delle due figure pesa maggiormente nel mondo del lavoro allo stato attuale, può pensare di avere dinanzi a sé maggiori prospettive di carriera o è in grado di riconvertirsi in tempi e modalità più congrue in caso di necessità?

Entrambe e nessuna. Tante, a volte sottratte alla propria volontà, sono le dinamiche dalle quali possono dipendere opportunità certe e potenziali, che, seppur puntualmente declinate nei migliori manuali, non sempre risultano allineate alle conseguenti evoluzioni professionali.

Anche l’equazione “specialista sta a professional come generalista sta a manager”, non è più scolpita nella pietra come fino a qualche tempo fa. Sono sempre più numerose le aziende che adottano piani di sviluppo anche per gli specialisti, fino a condurli a essere a loro volta, attraverso mirati percorsi formativi, “gestori di risorse”, mentre per il generalista quest’ultima prospettiva rientra a pieno titolo in una possibile naturale evoluzione della strada intrapresa.

E anche in questa circostanza, come più volte chiosato in passato su queste pagine, il tema della formazione riemerge prepotente, proprio perché oramai divenuto leva indispensabile per mantenere alto e competitivo il livello della propria spendibilità nel mercato del lavoro, soprattutto alla luce delle recenti e sempre incessanti innovazioni tecnologiche, che l’emergenza sanitaria si può dire abbia finanche assecondato ed accelerato.

Qualora volessimo infine provare a traslare questa dicotomia tra specialista e generalista nella vita di tutti i giorni, quale delle due prevarrebbe?

Senza voler in assoluto spezzare una lancia a favore della prima figura, saremmo più orientati, “per risolvere definitivamente il problema”, o almeno per tentarvi, di far ricorso a un professionista esperto del settore, e che lo sia per quel particolare indirizzo e per quella peculiare caratteristica. Senza andare troppo lontano, l’ambito medico e legale sono lì a testimoniarlo.

Cosa quindi consigliare a chi oggi intende affacciarsi o riqualificarsi nel mondo del lavoro? Verso quale polo della citata dicotomia far convergere i propri sforzi? Probabilmente ciò che fa la differenza restano pur sempre l’indole e la passione personali: ognuno ha il proprio percorso e dà il meglio di sé in ciò che più asseconda il proprio essere.

Generalista o specialista? A ciascuno la propria sentenza.