Passa per gli altri il nostro cammino
Tra una partenza e un arrivo, tra l’inizio di un progetto e l’obiettivo da raggiungere esiste un durante che sa di impegno, di attesa, di visione. In altre parole, un cammino da percorrere.
Arrivare alla meta è sotto certi aspetti il cammino stesso, il modo con il quale sei riuscito a fissare le tappe per renderlo conforme alla tua volontà.
Non importa il tempo che occorrerà per giungere in cima e piantare la bandierina. Perché non sono rare le occasioni il cui il cammino ti si pone dinanzi come una scala mobile che viaggia in direzione opposta alla tua. E allora devi faticare per tentare di conservare almeno un ritmo che ti illuda di muoverti per restare comunque sempre allo stesso posto. L’unica alternativa sarebbe infatti cadere.
Ma esiste una prospettiva diversa per considerare le cose. Intanto, occorre cominciare a guardarsi attorno.
Quante volte desidereresti che non si manifestassero tante circostanze oggettivamente distanti dal tuo modo di pensare, dalla tua routine quotidiana, dal tuo ideale di vita, dalla tua stessa capacità di immedesimarti in chi quegli episodi li subisce, che percepisci anni luce staccato da te.
In questo caso qual è il tuo comportamento? Di sicuro quello più ricorrente e più scontato: creare un alibi a te stesso, sostenendo di non aver alcuna leva per cambiare le cose. “Sono così lontane (e non solo geograficamente) da me – sostieni – che mai e poi mai vi potrò essere coinvolto o subirne le conseguenze. E poi, chi sono io per determinare in meglio o in peggio un diverso andamento? Al massimo posso mettermi le mani nel portafoglio ed alleggerilo un po’…”.
Armatevi e partite, insomma. Forse qualche volta armiamoci, ma a partire saranno sempre gli altri. Facile restare nella comfort zone dell’anonimato.
Invece dovremmo ricordarci che per dare sprint alla nostra vita a volte basta dare respiro a quella degli altri.
Per milioni di persone oggi comincia un cosiddetto tempo forte. Un tempo, cioè, durante il quale si vive un’attesa propedeutica ad una speranza certa. Ma non deve essere un atteggiamento passivo, quanto di dinamica rivisitazione della coscienza, che quelli bravi definiscono conversione.
Forte o non forte, il tempo attuale pone tutti di fronte a una prospettiva diversa, pur se densa di insidie e incognite: meno dita puntate verso gli altri e più occhi che interrogano dapprima noi stessi per comprendere ciò che davvero vorremmo essere.
Non è tanto questione di quale cammino si intenderà percorrere, quanto di come si desidererà percorrerlo. Se il mettersi in gioco in prima persona può rischiare di far venir meno quelle certezze, per quanto effimere, pur faticosamente costruite, allora il senso di sconforto sarà inevitabile, ma aprirà sicuramente la porta verso un futuro più autentico, fatto di valori veri, intriso della perseveranza con cui ci si è impegnati per raggiungerlo.
Magari quel futuro che hai sognato giammai arriverà. Ma il lottare per aspirarvi è già di per sé aver raggiunto un obiettivo: essere in cammino.
Dio mi guardi dall’uomo che si proclama fiaccola che illumina il cammino dell’umanità. Ben venga l’uomo che cerca il suo cammino alla luce degli altri” (Khalil Gibran).
