Dove potrà condurre “La Grande Dimissione”
Che cominci ad assumere i contorni di un fenomeno non circoscritto a poche realtà geografiche – Stati Uniti e Cina in primis – facendo capolino anche in Europa, è ormai un dato di fatto.
Non sarà ancora “Great”, come si sta manifestando dal punto di vista numerico nella federazione a stelle e strisce, ma la “Resignation” sta caratterizzando anche il Vecchio Continente, e per giunta in paesi ove il tasso di disoccupazione è elevato e nei quali, al contempo, si registra una domanda che la scarsità dell’offerta contingente paradossalmente non può soddisfare, se non in minima parte.
Le ragioni alla base di questa massiccia ondata di dimissioni dalle aziende sembrano ormai essere ben chiare e definite, con la pandemia che ha esercitato il ruolo di acceleratore, ma non di fattore abilitante di un movimento già in potenziale divenire, che necessitava tuttavia di un fattore esogeno al mondo del lavoro propriamente detto per manifestarsi anche nella sua attuale dirompenza economica, sociale e familiare.
Nuovi equilibri tra sfera professionale e personale, mutate esigenze organizzative all’interno delle imprese, desiderio di incidere maggiormente nelle scelte decisive della propria vita, con l’attribuire ad essa una diversa scala di priorità rispetto al recente passato, anche a costo di compromettere quella pur minima stabilità che con fatica si era stati in grado di costruire: è prevalentemente nella combinazione di questi tre fattori la chiave di volta per comprendere le dinamiche che sottendono alla “Grande Dimissione”.
Quali considerazioni trarre da questo singolare andamento? Nel mero dato numerico sono senz’altro annoverate anche situazioni per le quali la rinuncia ad un posto di lavoro è (stata) la diretta conseguenza di condizioni a contorno createsi troppo difficili da sostenere, che al tirar delle somme hanno finito per incidere sulla sfera psicofisica dell’individuo. Ed è un dato da monitorare con estrema attenzione e preoccupazione, così come non va trascurato l’aspetto di chi è stato in grado di dire addio alla vecchia attività perché già da tempo aveva nelle corde la possibilità di voltare pagina.
Secondo gli ultimi dati ufficiali forniti dal Ministero del Lavoro, che si riferiscono al secondo trimestre dell’anno corrente, anche in Italia si evidenzia un aumento del numero delle dimissioni, qualunque sia l’ambito temporale preso a riferimento, ovvero il primo trimestre del 2021 oppure il 2019, ultimo anno “pre-pandemico” o ancora il 2020.
Probabilmente questo dato tenderà a crescere e ad essere virtualmente considerato integrabile nel secondo semestre del 2021 anche dai licenziamenti disposti dalle aziende con l’adozione del criterio esclusivo della non opposizione, dietro riconoscimento di un incentivo all’esodo, a seguito degli accordi sindacali sottoscritti subito dopo lo scorso 30 giugno, come noto ultimo giorno del blocco dei licenziamenti, tranne per qualche settore specifico, differito al successivo 30 ottobre.
Ma in una accezione auspicabilmente positiva e proiettata verso il futuro, la lettura di questi dati induce a pensare ancora una volta quanto siano fondamentali, se non addirittura indispensabili, il costante aggiornamento del proprio bagaglio culturale e professionale e un mindset orientato verso la formazione continua intese quali leve per sostenere al meglio ogni forma di cambiamento, sia indotto che autodeterminato.
Rispetto solo a pochi decenni fa saranno sempre più rari, inoltre, i casi nei quali un lavoratore fresco di studi metterà piede in una azienda, uscendo dalla stessa solo al momento del conseguimento della pensione. Se ve ne sarà ancora una come attualmente intesa.
Questa forma di “affezione”, sotto certi versi romantica, è destinata progressivamente a scomparire in un mercato che tenderà sempre di più a privilegiare rapporti non più a lunga gittata dal punto di vista temporale, ma che andranno a esaurirsi una volta condotto e portato a termine quello specifico progetto o quella particolare attività.
Per poi essere pronti e predisposti a ricominciare una nuova esperienza altrove.
