Quando guardare al futuro significa vivere il presente
Ricordare il passato, vivere il presente, guardare al futuro. Tre ambiti temporali, due dei quali si caratterizzano per la loro immutabilità, essendo già tutto scolpito nella pietra.
Il passato, che ormai resta lì e se ti volti indietro lo vedi sempre più allontanarsi. Il presente, che nel momento stesso in cui lo “tocchi” diventa a sua volta passato.
Resta solo il futuro a creare quell’alone di attesa, di speranza, di sogno, che fa guardare le cose con una prospettiva a volte disincantata, ma sempre densa di accattivante mistero.
Ognuno è artefice del proprio destino. Chissà quante volte, quasi fosse un mantra, questa frase ha cesellato le nostre considerazioni sul senso della vita, propria e altrui, e su quanto possiamo davvero incidere per determinarne il corso.
Ma funziona sempre così? E se l’imponderabile, sempre dietro l’angolo, si diverte a scompaginare la linearità degli eventi, cosa può quindi accadere in questo rapporto tra presente e futuro?
A volte basta la luna storta, per usare un eufemismo, di una sola persona perché da un giorno all’altro persino il mondo intero venga tenuto con il fiato sospeso e piombi in un incubo.
E allora cosa ci insegna il voler comunque guardare avanti se il domani può avere i connotati dell’incertezza non per mancanza di una propria visione o di un proprio progetto, ma perché ciò che avevi immaginato e pianificato può svanire per qualcosa di troppo più grande e lontano dalla tua sfera di influenza?
Ci insegna di sicuro a fare del tempo un uso addirittura sacro. A fare selezione dei e nei diversi contesti della vita. A non indugiare sulle cose vacue. A dare qualità e peso ai valori autentici. A troncare le relazioni effimere.
A riscoprire, in sostanza, che in questa dualità tra se stessi e il prossimo la differenza la fa un’esistenza vissuta in pienezza, meno all’insegna dell’io e prevalentemente proiettata al noi, senza rimorsi e rimpianti per tutte le occasioni sprecate.
Sviluppare comportamenti inclusivi deve essere la cifra distintiva dell’individuo e, quindi, della comunità.
Il segreto è vivere nella dimensione di un oggi costante, all’interno del quale le lancette dell’orologio, pur muovendosi, è come se restassero ferme.
In questo caso il passato può essere un ottimo alleato. Fare memoria ci aiuta infatti a non ripartire ogni volta dall’inizio, ma a creare i presupposti per riscoprire all’insegna di una luce nuova tutte le esperienze vissute. Positive o negative.
“Il maggior ostacolo del vivere è l’attesa, che dipende dal domani ma spreca l’oggi” (Lucio Anneo Seneca).
