Aziende e sindacati dopo il 31 marzo: contrapposizione o condivisione delle scelte?
Non v’è dubbio che, tra i numerosi provvedimenti disposti in materia di lavoro durante questa emergenza del Covid-19, quello relativo al blocco dei licenziamenti fino al 31 marzo 2021, fatte salve le poche eccezioni disciplinate, rappresenti una sorta di spartiacque tra un prima e un dopo.
Qualora, infatti, non dovesse manifestarsi a ridosso di questa data fatidica un diverso orientamento volto a differire a un “32 marzo” gli effetti del citato veto, complesso e al tempo stesso avvincente si prospetta lo scenario, anche in termini di tenuta, del sistema delle relazioni industriali.
Al di là dei ripetutamente invocati principi di incostituzionalità che hanno caratterizzato l’emanazione di questa norma specifica e tenendo comunque ben presente il contingente periodo che ne ha mosso le ragioni ispiratrici, chissà se a lungo andare l’aver costretto le aziende a tenere in naftalina i programmi di trasformazione e di riorganizzazione già predisposti e pronti per la fase esecutiva si sarà rivelata la decisione più oculata.
Il cosiddetto “Decreto Agosto”, poi convertito in legge, ha previsto in un certo senso la possibilità di by-passare il blocco dei licenziamenti e quello dell’attivazione delle procedure collettive di riduzione di personale attraverso il ricorso a un accordo collettivo aziendale finalizzato alla risoluzione consensuale incentivata del rapporto di lavoro con la facoltà di poter accedere alla Naspi fino al prossimo 31 gennaio 2021.
Ma si è trattata di una soluzione adottata soprattutto dalle imprese in grado di sostenere economicamente le uscite, concretizzatesi a macchia di leopardo nelle rispettive aree organizzative e, in quanto volontarie, per definizione non mirate alla gestione di criticità nei settori potenzialmente più coinvolti dai già pianificati processi di razionalizzazione.
Interessante sarà constatare l’atteggiamento delle organizzazioni sindacali dal 1° aprile. Pur avendo svolto un indiscutibile e indispensabile ruolo di mediazione nella fase più acuta della pandemia e dato convinto impulso al rinnovo di contratti collettivi nazionali – alcuni peraltro in modalità integralmente telematica, come quello delle telecomunicazioni –, la loro posizione verrà misurata e valutata di fronte alle prime complesse vertenze che si apriranno dopo il ripristino del normale percorso procedurale.
A proposito di relazioni industriali ispirate a criteri di prevenzione dei conflitti, di condivisione e di corresponsabilità nelle scelte imprenditoriali e che siano quanto più partecipative possibili tra gli attori in campo, significativo e al tempo stesso paradigmatico sarà comprendere la portata e l’applicazione del “nuovo” Contratto di Espansione Interprofessionale previsto dalla Legge di Bilancio 2021, che solo per quest’anno estende la potenziale platea dei beneficiari alle aziende con organico non inferiore a 250 addetti per specifiche fattispecie di intervento.
Si tratta di un modello, per come è stato pensato, sicuramente di successo, tanto da poterlo tranquillamente ridenominare “contratto a portata multipla”, in considerazione dei 4 pilastri di cui si correda (piano certificato di formazione e di riqualificazione professionale; rimodulazione dell’orario attraverso l’integrazione salariale; assunzione di profili professionali innovativi; scivolo pensionistico) o, con una terminologia mediaticamente più efficace, “patto per il futuro”, visto che il filo conduttore è costituito dai processi di reindustrializzazione e riorganizzazione finalizzati a promuovere e consolidare la “digital transformation” delle imprese.
Resta ancora qualche indispensabile chiarimento amministrativo da fornire da parte degli enti preposti alle aziende che ne hanno fatto ricorso a partire dal 2019, ma la bontà complessiva dello strumento in sé non si discute.
E per tutte le altre realtà produttive con organici di entità inferiore o che non intendano far ricorso al Contratto di Espansione? Basteranno le misure sin qui disposte per alimentare la speranza di un definitivo ritorno a una auspicata normalità, che non significa mero ritorno al passato, ma capacità di vedere oltre un orizzonte sin qui ancora non completamente sgombro da nubi minacciose?
