Clic. E ti cambia la vita

Vittima sacrificale sull’altare della tecnologia, che proprio quando è user friendly, come dicono quelli bravi, nasconde delle insidie e dei tranelli mica da poco? Oppure di quella speciale sezione del tribunale dell’inquisizione che alberga imperitura dentro di noi, insediata per puntare il dito contro gli altri in base a chissà quale superiore investitura, senza voler andare a scomodare l’evangelica pagliuzza?

Se poi la pietra dello scandalo è costituita dal sesso, argomento sempre tabù e tutt’altro che sdoganato da pre-concetti e da falsi moralismi e perbenisti, apriti cielo!

Il fatto. Uno stimato e apprezzato professore dell’Accademia di Belle Arti di Urbino, ritenendo erroneamente nel corso di una lezione on line di essere lontano dall’occhio della telecamera del suo pc durante un filmato, trasmesso ad integrazione dell’argomento da poco illustrato, è stato visto dai suoi studenti mentre si lasciava andare ad atti sessuali con un’altra persona. La vicenda si è poi conclusa con l’addio del docente all’ateneo e con una sua lettera di scuse ai discenti.

Lungi da queste pagine rilasciare patenti di vario genere, ma l’unica contestazione potenzialmente ascrivibile al professore sarebbe quella di aver dedicato una frazione dell’orario di lavoro a interessi personali. Solo potenzialmente, però, perchè la didattica a distanza prevede anche la cosiddetta modalità asincrona.

Non lasciamoci condizionare e per questo dar luogo a sottili e speciosi distinguo sulla legittimità o meno di determinati comportamenti rispetto ad altri. Perché non siamo troppo distanti dalla situazione di chi, fatto salvo il debito output visivo, potendo effettuare la propria attività in smart working, si fa sorprendere per quel clic del mouse non andato a buon fine mentre mulina le gambe sulla cyclette, oppure mentre prepara il pranzo in cucina, oppure ancora mentre approfitta di quella riunione interminabile per fare le pulizie di casa, tanto l’importante è dimostrare di restare connesso.

Spontanee o “spintanee” che siano state, il prof ha comunque tolto dall’imbarazzo prima se stesso, poi Accademia e allievi – per quanto quest’ultimi non fossero delle educande e avrebbero potuto benissimo disattivare il collegamento alla vista di quel film a luci rosse non contemplato dal loro programma di studi – rassegnando le dimissioni a causa di quella webcam galeotta che ha immortalato quel suo momento di debolezza.

Che nel nostro caso il focoso docente l’abbia combinata grossa non è tanto per le immagini di cui si è reso involontario protagonista, quanto, invece, per aver in un certo senso “tradito” quell’aspetto che attribuisce alla categoria degli insegnanti, a prescindere dall’ordine e dal grado dell’istituto di appartenenza, anche la missione di educatore e formatore di coscienze.

Di certo questo episodio dimostra ancora una volta che basta un solo passo falso per rischiare di far crollare come un castello di sabbia tutto quanto di buono si è costruito nel corso della vita. Reputazione compresa.

Si viene ricordati, quando non messi alla berlina, per quell’unico neo, ancor più beffardo se manifestatosi in maniera inconsapevole. E mettere una pietra sopra e concedere una seconda possibilità rappresentano due predisposizioni d’animo che restano spesso, per le famose quanto famigerate ragioni di opportunità, ancorate al campo sempre ben lastricato delle buone intenzioni e nulla più.

Quando il confine tra l’inflessibile e inappellabile giudizio di condanna e l’umana comprensione diventa invalicabile, mentre diventa labile, addirittura inesistente, quando la sfera pubblica sovrascrive quella privata.

Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Possibilmente a telecamera spenta.