“Quando sei felice… facci caso”
Di questi tempi la ricorrenza del 20 marzo ha quasi l’aria di una beffa. Giornata internazionale della felicità. Mah!
Avevamo proprio bisogno dell’ennesima giornata di qualche cosa? E, soprattutto, col mondo invaso dalla pandemia, c’è spazio per la felicità?
Ci sentiamo in imbarazzo forse anche solo a pensarlo.
Oppure, al contrario, proprio perché ci sta accadendo questo, oggi abbiamo bisogno di fermarci a guardare, a cercare, a cogliere la bellezza che sempre ci sta attorno.
Sono convinto che dobbiamo sforzarci di farlo. Altrimenti perché combattere il virus, perché lottare per uscirne, perché progettare il dopo?
Forse proprio ora che l’intero globo è attaccato da un nemico invisibile, ora che le situazioni di esaurimento e depressione si moltiplicano, ora che molti vedono sgretolarsi quanto costruito con anni di sacrifici e sentono evaporare la dignità del proprio lavoro, ora che ai nostri giovani è stata negata la socialità e con essa stanno perdendo anche le motivazioni per vivere e fare,… ora, proprio ora, dobbiamo ritornare a scoprire cosa sia la felicità.
Quando nel 2012 l’Onu decise di istituire questa giornata, lo fece a seguito della provocazione proveniente dal rappresentante del Bhutan. Questo paese tra l’India e la Cina, uno dei più poveri al mondo dal punto di vista del Pil (prodotto interno lordo), si vanta però di essere ricco dal punto di vista del Fil (felicità interna lorda).
Lo stile di vita del popolo che abita le montagne himalayane è improntato a quattro criteri, che contano davvero per vivere nel benessere: tutela dell’ambiente, pacifica convivenza e difesa delle culture locali, buona amministrazione e sviluppo sostenibile.
Lo stato che non ha conosciuto guerre; dove l’inquinamento è scarso e la delinquenza praticamente assente; in cui si tengono continui festival per promuovere e valorizzare le diverse etnie che compongono il tessuto sociale; che ha istituito la Commissione Fil per valutare preventivamente ogni legge e ogni progetto al fine di verificare il rispetto dei criteri di cui sopra; dove viene effettuato periodicamente un sondaggio tra la popolazione per monitorare la qualità della vita ed eventualmente ricalibrare le politiche della governance, ha veramente qualcosa da insegnarci: cosa conta davvero.
Allora in questa prima domenica di primavera fermiamoci a chiederci: cosa conta per me di più? Delineiamo la nostra top three. Ci renderemo conto che in larga misura possediamo ciò di cui abbiamo bisogno e che sentirci bene spesso dipende da noi, da come reagiamo agli input che vengono da dentro e fuori di noi.
Essere felici non è un punto di arrivo, ma un modo di viaggiare. Non è qualcosa che ti capita, ma una decisione da prendere. Anche quando la vita ci frappone ostacoli, per quanto difficile ci possa sembrare, dobbiamo scavare dentro di noi dove possiamo trovare le energie per reagire.
Per quanto duro possa essere il mondo fuori, ciò che noi stessi siamo non ce lo può togliere nessuno e siamo più forti di quanto possiamo pensare.
Se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto dipende solo da noi e se cerchiamo di assumere uno sguardo di contemplazione vera della nostra vita, ci accorgeremmo forse che in realtà quel bicchiere è quasi colmo.
Allora se qualcuno ti chiede: sei felice? Non aver paura di rispondere: “Sì”.
Da qui inizia la strada per la felicità.
“Le più felici delle persone non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa, soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino”.
(Albert Einstein)
