Una mano dalla natura

La storia di N ci ha tenuto tutti col fiato sospeso. Eravamo ormai pronti a un tragico epilogo, un nuovo “piccolo Alfredino” quaranta anni dopo.

Invece questo bimbo ci ha stupiti, commossi e stupefatti.

Poi i tanti dubbi, che ventilavano profili di responsabilità a carico dei genitori. Per approdare, infine, a una realtà radicalmente altra: un mondo fatto di essenzialità e libertà.

Roba d’altri tempi: niente corrente elettrica e tecnologia, una casa nei boschi, una vita da apicoltori immersa nella natura.

Una situazione che ha destato quasi scandalo: come si può nel terzo millennio vivere così? Qualcuno ha tuonato contro i genitori, colpevoli di non garantire adeguata tutela ai figli (anche il più grande in passato si era perso…).

Ma giustamente i genitori hanno umilmente chiesto di non condannare la loro scelta: si può non condividerla, ma occorre prima capirla.

Se il bimbo non fosse stato abituato a questo stile di vita semplice, improntato all’autonomia, all’arrangiarsi, recuperando abilità e competenze che la maggior parte degli umani ha delegato ad ausili elettronici, di certo non sarebbe sopravvissuto.

Una scelta estrema, quella di questa famiglia del Mugello, che lancia provocazioni e stimola riflessioni.

L’evoluto uomo postmoderno si è accomodato su una tecnologia spersonalizzante e a volte persino disumanizzante.

Certo, spesso può salvare la vita, risolvere situazioni complesse e semplificarci la quotidianità.

Forse la vicenda di N è servita a farci maturare un diverso senso critico, a dirci che c’è qualcosa da recuperare, un equilibrio da ripristinare, un’identità da difendere.

Viva le innovazioni che ci consentono telelavoro e dad in tempi di lockdown, operazioni chirurgiche e strumenti sanitari complicati, che forniscono soluzioni di vita in passato insperate, comunicazioni da una parte all’altra del mondo.

Ma certo non è salubre la dipendenza dei nostri ragazzi dagli smartphone, accompagnata dall’assoluta ignoranza del mondo della natura che ci circonda e da quasi nulle competenze manuali elementari.

Una passeggiata nei boschi in più e una chattata in meno possono dare nuovo sapore alla vita.

Ci stiamo spogliando dell’essenziale per vestirci di superfluo. (Mariano Kosta)