Quella pietra che rotola via

Un vuoto che sa di pienezza. Che fa riscoprire il vero orizzonte, che rende autentico ciò che appare privo di senso. Vedere il nulla davanti ai propri occhi e comprendere invece che quegli occhi sanno vedere oltre.

La pietra all’ingresso del sepolcro. La pietra, ovvero qualcosa di totalmente inanimato, simbolo di durezza e di staticità per eccellenza, che però si muove. L’ingresso, ovvero una porta attraverso la quale si è vissuto un prima e si vivrà un dopo e che rende l’idea di un percorso, di un cammino, di un passaggio. Il sepolcro, ovvero lo stato di un luogo dove si permane, dove non c’è speranza, dove tutto sembra finito e dimenticato per sempre. Sembra.

Ma è la pietra la chiave di tutto. Chissà se qualcuno poco meno di duemila anni fa ha udito il rumore di quell’enorme masso quando è stato fatto rotolare. Da chi? Come?

O tutto è avvenuto in un fragoroso silenzio, avvolto da una atmosfera surreale, nella quale l’unica certezza è stata la mancanza stessa di una certezza? Prima c’era un corpo, segno comunque di una fine. E ora cosa ritrovo? E ora cosa mi ritrovo?

Chiediamolo innanzitutto a noi stessi. Quella pietra che rotola ha provocato rumore dentro di me? L’ho sentito fragoroso, cupo? Oppure non ho sentito addirittura alcun rumore?

E ancora prima, quella pietra su cosa era calata? Su cosa abbiamo messo una pietra sopra, per chiudere definitivamente? Dopo è calato un grande silenzio, dove tutto tace e tutto è fermo. Quanti quesiti irrisolti, quante attese deluse, quanta sofferenza insensata. Tutto questo non si può sopportare, allora basta, ci chiudiamo a tutto. L’esistenza resta un enigma irrisolvibile, senza risposte, senza possibilità.

Ma quando ci asserragliamo nel momento del dolore e del nonsenso, il domani non arriva e tutto finisce lì. Occorre stare nel silenzio, dimorare nel mistero insondabile, fare tesoro della verità che la sofferenza ci rivela, resistere attraverso la difficoltà per andare oltre, alimentando la speranza. Anche quando siamo chiusi nel buio dietro quella pietra che è un macigno insostenibile, continuare a respirare e credere di poter andare avanti, fino all’attimo della luce.

Prendiamo anche il senso di questi tempi, nei quali tutti, chi più chi meno, siamo provati. La chiusura ci opprime, le opportunità negate ci fiaccano, le costrizioni ci esauriscono, ma ognuno di noi è chiamato ad un nuovo inizio, a riprendere in mano la propria vita, a ricostruirsi. È l’occasione per ripensare e ripensarsi, per toccare la verità di noi stessi, quella parte ignota che prima non poteva uscire fuori e fare pace con quello che siamo.

Il mio augurio è proprio questo: stiamo pronti ad aprire gli occhi su questo radioso mattino, che ci attende dietro quella pietra che prima o poi andrà via.

Anche se non siamo noi a poterla spostare, attendiamo col cuore ardente di fiducia, nonostante tutto.

E mentre abitiamo quel silenzio oscuro, accogliamo la lezione del presente, che ci parla e ci ammaestra con tutte le sue contraddizioni e, facendo emergere ciò che siamo, ci plasma, ci modella, ci rigenera.

Buona Pasqua 2021!

“Per arrivare all’alba non c’è altra via che la notte”.

(Khalil Gibran)